Monitoraggio Fiscale Criptovalute

Il monitoraggio fiscale è uno strumento grazie al quale è possibile l’attuazione del principio della libera circolazione dei capitali. Se da un lato come funziona il monitoraggio fiscale con le classiche valute è ben risaputo, dall’altro sorge spontanea una domanda: come funziona con le criptovalute? Scopriamolo assieme!

Monitoraggio fiscale

Innanzitutto è bene ricordare che il monitoraggio fiscale è sancito dall’art. 67 del Trattato Istitutivo della Comunità Europea del 1957, nel rispetto del worldwide taxation principle su cui si basa il sistema fiscale nazionale. Si tratta della direttiva n. 88/361/CEE, attuatrice del citato art. 67, ad introdurre “il diritto degli Stati membri di adottare […] o di stabilire procedure di dichiarazione dei movimenti di capitali a scopo di informazione amministrativa o statistica”. Il quadro RW, quindi, è la contropartita informativa richiesta dall’Amministrazione Finanziaria a soggetti fiscalmente residenti in Italia, a fronte della libertà di circolazione dei propri capitali all’estero. In parole povere il monitoraggio fiscale si manifesta con la compilazione del quadro RW da parte di soggetto che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria, sia a titolo di proprietà sia a fronte di qualunque altro diritto reale. L’obbligo del monitoraggio, infatti, è rivolto anche ai soggetti che non sono titolari delle attività detenute all’estero ma che ne hanno la disponibilità o comunque facoltà di movimentarli.

Le criptovalute

Trattando il monitoraggio fiscale criptovalute, bisogna quindi ricordare che l’obbligo di monitoraggio fiscale sorge nel caso in cui i possessori di criptovalute possiedono investimenti e attività di natura finanziaria collocati all’estero.

Se da un lato, è possibile affermare con certezza che le criptovalute rappresentano un’attività finanziaria, più complesso è determinare le relativa detenzione all’estero. A tal proposito è bene ricordare che la giacenza di asset virtuali avviene generalmente tramite borsellini gestiti da exchange. Quest’ultimi identificano i propri clienti, prestando particolarmente attenzione al paese di residenza. Non essendoci, al momento, exchange registrati in Italia, quindi, è possibile ritenere le criptovalute possedute come collocate all’estero e quindi soggette all’obbligo di monitoraggio fiscale.

Quadro RW

Per quanto riguarda il lato pratico, invece, non bisogna fare altro che seguire le classiche istruzioni per il monitoraggio fiscale dei conti correnti o di deposito, compreso il limite di esenzione valido fino a 15 mila euro. In parole povere, si deve indicare il valore iniziale e il valore medio. Se invece si dovesse preferire l’interpretazione che assimila le criptovalute ad attività finanziarie diverse, anziché il valore medio, bisognerà indicato il valore corrente finale al 31 dicembre. Quest’ultima sembrerebbe essere l’opzione indicata dall’Agenzia.

L’IVAFE

Strettamente collegato alla compilazione del quadro RW, vi è  il pagamento delle imposte patrimoniali e nello specifico dell’IVAFE, l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero. Anche in questo caso, nel caso in cui si considerino le criptovalute equivalenti a valute estere giacenti su un conto di deposito, bisogna considerare le istruzioni concernenti il monitoraggio dei conti correnti o di deposito. Questo significa che è possibile ottenere l’assolvimento dell’IVAFE mediante il pagamento di 34,2 euro (pro rata annuo) per ciascun conto di deposito. Si ricorda che l’imposta non è dovuta se il valore di giacenza media annua complessiva è inferiore a 5.000 euro.

A questo punto abbiamo visto come funziona il monitoraggio fiscale criptovalute e come, pur non essendoci una normativa specifica in merito, sia importante compilare il quadro RW per il monitoraggio fiscale.

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